F. Tiralosi

Torino 14 -15 Giugno 2019

III Congresso Nazionale SIPFo
Le Psicoterapie Forensi: Autori, Vittime e Istituzioni

Quali “speranze” per l’adolescente deviante?

Attraverso una panoramica sulle spinte evolutive dell’adolescente farò un quadro delle problematiche adolescenziali mettendo a fuoco aspetti trasgressivi fisiologici e quadri clinici di disagio. Alcuni esempi clinici inoltre mi aiuteranno a esporre la difficoltà di presa in carico in un contesto non sempre pronto all’accoglienza di ragazzi difficili.Vengono definiti comportamenti devianti quelle condotte che vanno contro le norme, i valori ed i principi della comunità sociale di appartenenza. Il termine devianza si riferisce quindi ad un insieme eterogeneo di comportamenti trasgressivi quali il mentire, l’aggredire, il rubare, il distruggere, lo spacciare ed infine i reati di gruppo.Solo in parte tali condotte vengono a coincidere con i comportamenti delinquenziali che assumono i caratteri estremi dell’illegalità e coinvolgono le autorità giudiziarie e di polizia. Vengono intese infatti come devianti sia azioni che violano la legge sia comportamenti antisociali quali assenteismo scolastico, fuga da casa e precocità sessuale, che pur non essendo perseguiti dalla legge sono considerati indici di disadattamento. Il cambiamento cui la violenza è andata incontro negli anni recenti, anche nel nostro paese: omicidi efferati, la violenza per bande, gli stupri di gruppo sono le punte di un iceberg la cui parte sommersa è la maggiore inclinazione degli adolescenti alla violenza agìta.Ritengo che una più ampia diffusione di queste problematiche inerenti il vuoto affettivo da traumi infantili interni e/o le reali condizioni di disagio di questi ragazzi possa venire colmato da un contesto sociale che ne contenga la disintegrazione. Il contenimento delle valenze distruttive, disaggreganti che partono solo da una fragilità dell’io più che da una irrecuperabilità del soggetto, se contenute affettivamente possono essere recuperati fino a trasformarsi in comportamenti socialmente accettati. Pertanto è fondamentale la condivisione di tali parametri in tutti i contesti che frequenta l’adolescente: la famiglia, la scuola, i gruppi ludico-sportivi, i centri di aggregazione… etc. Solo una sana inclusione può diventare “speranza” per tutti se si vuole espellere la violenza. E, alla domanda di come si colloca il lavoro di rete ne contesto di un lavoro psicoanalitico e di setting classico, l’unica risposta possibile è il setting interno: la formazione del terapeuta capace di tenerlo nella mente ed esserci con l’ascolto e la presenza, capaci di pensare l’impensabilità e l’orrore dei traumi infantili.

Dr.ssa Franca Tiralosi – Dirigente medico NPI – Catania